giovedì 26 giugno 2014

Come fare lo sciroppo di Verbasco



Forse il nome Verbasco vi dice poco o niente, ma sono sicura che appena vedrete la sua foto qualche riga più sotto lo riconoscerete immediatamente perché è una pianta così comune e dall'aspetto talmente particolare che è impossibile non notarla, tra l'altro in questo periodo è in piena fioritura. Nei luoghi incolti, aridi, pietrosi, sui bordi delle strade da Giugno a Settembre svettano i suoi bei steli fioriferi gialli che possono raggiungere anche i 2 metri di altezza. Oltre ad essere un pianta dalle importanti proprietà medicinali è, secondo me, anche una pianta molto decorativa che non sfigurerebbe in un giardino insieme ad altre piante più "nobili".

Si tratta di una pianta biennale, questo significa che nel primo anno produce solo una rosetta di foglie basali, mentre nel secondo anno sviluppa lo stelo fiorifero.

Rosetta basale 1° anno

Poiché ne esistono oltre 360 ​​specie diverse, il Verbasco può presentarsi con caratteristiche differenti: stelo fiorifero semplice, stelo fiorifero a candelabro, foglie con margine liscio, foglie con margine ondulato ...... Sebbene il Verbasco più noto sia il Tasso Barbasso (Verbascum Thapsus), tutte le specie di Verbasco possiedono le stesse proprietà medicinali, non ne esistono varietà tossiche, per cui qualunque sia la specie predominante nella nostra zona possiamo tranquillamente raccoglierne i fiori e le foglie. Non vanno invece utilizzati i semi che sono tossici.
Verbascum Thapsus

Verbascum Sinuatum

Sin dall'antichità l'uomo ha utilizzato questa pianta a scopo medicinale e non solo. In epoca romana il fusto di Verbasco privato delle foglie e dei fiori veniva immerso nel sego e utilizzato come torcia nelle cerimonie religiose. Le grandi foglie vellutate venivano usate per avvolgere i fichi ed impedire che andassero a male, le donne romane usavano l'infuso dei fiori per schiarire i capelli.

Il medico greco Dioscoride fu uno dei primi a raccomandare il Verbasco per la cura delle malattie polmonari e a questo scopo è stato usato per più di 1800 anni. 

Il Verbasco contiene mucillagini, flavonoidi e saponine. Come tutte tutte le erbe ricche di mucillagini (malva, altea, piantaggine, fiori di tiglio ....) il Verbasco possiede proprietà espettoranti (fluidifica il muco favorendone l'eliminazione) e emollienti (riduce l'irritazione delle vie respiratorie), per questo motivo è indicato  in modo particolare come sintomatico in caso di bronchite, tosse grassa, tosse secca e mal di gola.

Le parti utili della pianta, come ho già accennato, sono le foglie  e i fiori che si possono utilizzare in molti modi diversi: infuso, sciroppo, tintura ...... Normalmente si usano i fiori e le foglie essiccate, unica eccezione, come poi vi dirò lo sciroppo di fiori che va preparato in estate con i fiori freschi. Le foglie da essiccare vanno lavate molto bene perché essendo pelose e crescendo per lo più nella parte bassa della pianta tendono a trattenere lo sporco. Si asciugano con un panno e si  lasciano essiccare in un luogo ombroso e ventilato. I fiori se non presentano tracce evidenti di sporco è meglio non lavarli perché sono piuttosto delicati. Anche questi si fanno essiccare all'ombra. Una volta essiccati si possono conservare in buste di plastica e utilizzati poi per fare tisane o tinture.

Infuso

Per preparare l'infuso di Verbasco aggiungere 1 o 2 cucchiaini di foglie o fiori essiccati in 250 ml di acqua bollente e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare attraverso un panno per eliminare la peluria delle foglie che è irritante. Dose consigliata: 3 o 4 infusi al giorno.

Tintura officinale

La tintura officinale si ottiene mettendo a macerare foglie e fiori essiccate di una pianta in un solvente idroalcolico, cioè una soluzione composta da alcol e acqua in proporzioni variabili secondo la gradazione alcolica necessaria per estrarre i principi attivi di ciascuna pianta.

Per quanto riguarda il Verbasco bisogna usare una soluzione idroalcolica a 65 °, per ottenere 100 ml di solvente a 65° si mescolano 67 ml di alcol buongusto (quello a 95 ° il che si usa a per fare i liquori) e 33 ml di acqua distillata .

Prima di decidere la quantità di solvente idroalcolico da produrre secondo la proporzione che ho appena scritto bisogna conoscere il peso in grammi delle foglie / fiori essiccati di Verbasco che vogliamo utilizzare. Per fare una tintura officinale dobbiamo rispettare la proporzione 1:5. Cosa significa? Per ogni parte (espressa in grammi) di pianta che vogliamo utilizzare dovremo usare 5 parti (espresse in ml) di solvente idroalcolico, ad esempio per 50 g di pianta essiccata dovremo avere a disposizione 250 ml di solvente idroalcolico. Una volta determinato il peso della pianta essiccata potremo quindi determinare la quantità di soluzione idroalcolica che andrà prodotta secondo la proporzione alcol / acqua che ho scritto prima.

A questo punto si mettono le foglie / fiori di verbasco essiccati e sminuzzati in un recipiente di vetro, si aggiunge il solvente, si chiude bene e si lascia macerare per 21 giorni in casa agitando il barattolo almeno 1 volta al giorno. Alla fine si filtra tutto con un panno pulito, si spremono bene le foglie e si mette la tintura così ottenuta in una bottiglia di vetro scuro dove si conserverà per 2-3 anni. Se ne può consumare fino a 20 ml al giorno.

Sciroppo




Lo sciroppo di Verbasco si prepara in estate con i fiori  freschi .  I fiori raccolti vanno lasciati all'ombra per qualche ora in modo che gli insetti se ne vadano e poi si pesano per determinare la quantità di acqua e zucchero necessari. Per 100 g di fiori si utilizzano 1 litro di acqua e 1/2 chilo di zucchero.

I fiori vanno lavati sotto l'acqua corrente, poi si mettono in una pentola con l'acqua e lo zucchero e si porta ad ebollizione. Quando l'acqua bolle si spenge il fuoco, si tiene la pentola chiusa con il coperchio e si lascia riposare tutta la notte. Il giorno dopo si filtra tutto attraverso un panno spremendo bene i fiori, io vi consiglio di filtrarlo 2 volte usando un panno nuovo per essere sicuri di eliminare la peluria dei fiori che è irritante per la gola, si riporta il liquido ad ebollizione, appena bolle si spenge il fuoco e si versa il decotto ancora bollente  nei vasetti per conserve, si chiudono con il coperchio e si capovolgono per creare il sottovuoto. In questo modo lo sciroppo si conserva per anni. Se ne può prendere 1 cucchiaio tutte le volte che occorre. 

Ah, questo sciroppo ha una consistenza liquida ed un gusto delizioso, per renderlo più denso bisognerebbe farlo sobbollire per qualche ora, ma in questo modo probabilmente si perdono le sue proprietà. Se le proprietà medicinali non vi interessano potete farlo bollire a fuoco basso finché si è ridotto almeno della metà, in questo modo otterrete un surrogato del miele dall'aroma veramente speciale!

A presto!



lunedì 16 giugno 2014

Come fare l'olio di Iperico




Scoprì l'esistenza dell'olio di Iperico l'estate di qualche anno fa grazie ad un'amica che me ne parlò con entusiasmo dopo averlo usato per curare le scottature solari che la sua bimba si era procurata in montagna. Mi disse che suo padre aveva ereditato dalla nonna la bella abitudine di prepararlo tutte le estati per poi regalarlo ai figli. Siccome non conoscevo questo olio e la novità mi incuriosiva mi feci spiegare la procedura per prepararlo e alla fine la mia amica mi regalò anche una delle sue bottigliette!

L'olio di Iperico è conosciuto sin dall'antichità per le sue numerose proprietà curative e tradizionalmente viene usato oltre che per il trattamento delle scottature solari, per curare bruciature, escoriazioni, ferite, eritemi, punture d'insetti, contusioni, slogature, dolori reumatici, crampi muscolari, piaghe, ulcere......... 

Quando avevo i bambini ancora piccoli molti degli inconvenienti che ho elencato erano all'ordine del giorno e ho avuto modo in questi anni di usare in più occasioni questo olio. Ho potuto constatare che effettivamente su questi piccoli malanni l'olio di Iperico funziona molto bene, ha un'azione lenitiva (riduce il dolore), cicatrizzante (fa rimarginare le ferite più velocemente) e antinfiammatoria (riduce arrossamenti e gonfiori). 

Grazie alle sue proprietà riparative e rigenerative della cute, l'olio di Iperico può essere usato anche come olio cosmetico per pelli secche,arrossate, screpolate da agenti atmosferici, detersivi, lavaggi frequenti. 

Nonostante sia un'appassionata di autoproduzione non mi sono mai azzardata a farlo in casa perché non ero sicura di saper riconoscere la pianta. La procedura per fare l'olio di Iperico è di una semplicità elementare: basta avere dei fiori di Iperico freschi, un barattolo di vetro, un po' di olio e tanto sole! La parte più difficile di tutta l'operazione è identificare con certezza la pianta e raccogliere pazientemente i suoi fiori gialli. 

Quest'anno finalmente, dopo aver visionato, studiato e stampato decine di immagini di Hypericum Perforatum su manuali e internet, ce lo fatta ad individuarlo senza ombra di dubbio! Questa pianta per fortuna ha delle caratteristiche particolari, come poi vi dirò, che la rendono facilmente identificabile. Quest'anno ho potuto così produrre il mio primo olio di Iperico (in realtà nel momento in cui scrivo i fiori sono ancora in infusione e filtrerò l'olio a fine Giugno) e in questo post vi dico come ho fatto!

Quando effettuare la raccolta? 

L'Iperico (nome botanico Hypericum Perforatum), noto anche volgarmente come erba di S. Giovanni o Cacciadiavoli, è un' erbacea perenne presente su tutto il territorio italiano. Fiorisce ininterrottamente da Giugno a Settembre, ma tradizionalmente il periodo consigliato per la raccolta dei fiori è quello in prossimità della festa di S. Giovanni Battista (24 Giugno). Si ritiene infatti che i fiori raccolti la vigilia o il giorno stesso di S. Giovanni diano un olio più efficace. Come spesso accade con le tradizioni popolari, questa usanza ha un fondamento scientifico perché le erbe raccolte nei giorni vicini al solstizio d'estate (21 Giugno) in cui le ore di sole sono maggiori, hanno per questo motivo una maggiore concentrazione di principi attivi.

Dove cercarlo

L'Iperico, come molte altre erbe spontanee, abbonda lungo i margini delle strade dove,ovviamente, è meglio non raccoglierlo perché sicuramente inquinato. Escludendo i margini stradali il suo habitat naturale è costituito dai terreni abbandonati, campi incolti e giardini dove non viene tagliata l'erba da tempo. Bisogna cercare in zone soleggiate e asciutte, sia in pianura che in collina. 

Come riconoscerlo

In estate i campi incolti abbondano di fiori gialli, come si fa a riconoscere con certezza l'Iperico? Io vi elenco alcune caratteristiche che mi hanno aiutato nell'identificazione, dopo averle ben memorizzate ho riconosciuto senza difficoltà la mia prima pianta d'Iperico sul bordo della strada mentre ero alla guida della mia macchina!

2 esemplari di Hypericum Perforatum

Innanzitutto è importante memorizzare l'aspetto d'insieme della pianta prima ancora dei vari dettagli perché questo vi consentirà di riconoscerla anche da lontano come è successo a me. 

La pianta è costituita da un unico fusto che può raggiungere anche 1 metro di altezza da cui si dipartono rametti orizzontali e opposti, cioè che nascono nello stesso punto del ramo centrale uno di fronte all'altro come si vede nella foto. I fiori si formano solo all'apice della pianta e sono riuniti in corimbi. 

In dettaglio 

I fiori hanno 5 petali e un caratteristico ciuffetto di stami centrale. Se stropicciati tra le dita tingono la pelle di rosso. 


Le foglie sono opposte, con breve peduncolo e punteggiate di ghiandole traslucide che controluce sembrano tanti forellini (da qui il nome Perforatum) e da ghiandole scure sul bordo.




Come fare l'olio di iperico


L'olio o oleolito di Iperico, a differenza di altri tipi di oleolito che si possono ottenere anche con le parti essiccate della pianta, si può fare solo con i fiori freschi perché quelli essiccati non contengono più il principio attivo, l'Ipericina.

Io preferisco causare meno danni possibili alle piante che trovo in natura, quindi non taglio le estremità fiorite come spesso viene consigliato per praticità, ma asporto uno ad uno solo i fiori aperti. In questo modo non elimino i fiori appassiti che produrranno i frutti con i semi e la pianta può così disseminare e riprodursi.

I fiori raccolti vanno lasciati qualche ora all'ombra in modo che eventuali insetti se ne vadano. I fiori si mettono poi in un barattolo di vetro, si pressano leggermente per ridurne il volume e si aggiunge tanto olio quanto basta per coprirli. Si può usare sia l'olio di oliva che l'olio di semi di girasole, io preferisco quest'ultimo perché l'olio di oliva ha un odore troppo forte che copre il profumo dell'Iperico che è delizioso! In ogni caso scegliete sempre un olio spremuto a freddo.

Il barattolo va chiuso ed esposto ai raggi diretti del sole per 30 giorni. Non va coperto con stagnola od altro perché i fiori in infusione devono ricevere i raggi del sole. Ogni giorno si elimina con una salvietta la condensa che si forma all'interno del barattolo e sotto il tappo e si mescola l'infuso con un cucchiaio.

Già dopo pochi giorni l'olio assume una tonalità rossastra che diventa via via più intensa. Il colore rosso è dato dal principio attivo, l'Ipericina. Più l'olio è rosso più alta è la concentrazione di Ipericina.


Dopo 30 giorni si filtra l'olio, si spremono bene i fiori per ricavare tutto l'olio assorbito e si lascia riposare per un giorno in un altro recipiente. Se dopo il riposo sul fondo del recipiente si nota un deposito di acqua questo va aspirato con una siringa altrimenti l'olio potrebbe irrancidire. A questo punto l'olio va imbottigliato in bottiglie di vetro scuro e conserverà le sue proprietà per almeno 1 anno.

Come si usa

Uso cosmetico: distribuire una piccola quantità di olio sulla pelle del viso o del corpo precedentemente inumidita. Massaggiare fino al completo assorbimento. La presenza di acqua sulla pelle migliora l'assorbimento dell'olio rendendola idratata e nutrita in profondità.

Se autoproducete in casa le vostre creme idratanti potete utilizzare l'olio di Iperico nella fase oleosa. Otterrete una crema dal bel colore rosa/arancione con particolari proprietà lenitive ed emollienti.

Personalmente aggiungo l'olio di Iperico al burro di karitè per ottenere un unguento lenitivo da usare come dopobarba, post depilazione e in generale in tutti i casi in cui la pelle è irritata: 30 g di burro di karitè, 10 ml di olio di iperico e 2 gocce di OE di lavanda. Da applicare sulla pelle umida.

Uso medicinale: applicare 1 volta al giorno delle garze imbevute con olio di Iperico sulle parti da trattare e fissarle con un retino.

Curiosità

Le proprietà medicinali dell'Iperico sono note da millenni . Già nel primo secolo dopo Cristo i medici greci e romani come Ippocrate,Galeno, Dioscoride e Plinio il Vecchio raccomandavano l'Iperico per guarire le ferite, curare le irregolarità mestruali e i morsi di serpente. 

Il nome scientifico della pianta che deriva dal greco hypér "sopra" e eìkon "immagine" indica il suo legame con la religione e la magia precristiane.

Anticamente venivano appesi ciuffi della pianta sopra le immagini sacre per allontanare gli spiriti maligni. L'Iperico era chiamato Piri dagli Assiri che lo collocavano sopra le porte durante le cerimonie per scongiurare l'ingresso dei demoni.

Nell'antica Roma la pianta era sacra a Giove e considerata il simbolo della luce che disperde l'oscurità e che permette di scacciare i fantasmi e i demoni della notte.

I primi missionari cristiani scoprirono che i popoli germanici avevano consacrato la pianta a Balder, il dio degli spiriti delle tenebre in lotta contro la luce.

Secondo i cristiani, invece, la pianta consacrata a san Giovanni Battista, era nata dalle gocce di sangue cadute a terra durante la decapitazione del santo. Per questo rifioriva ogni anno in occasione della sua festa (24 giugno)

Nel medioevo la vigilia o il giorno di san Giovanni erano celebrati con grandi feste e falò. Portando sul capo corone d'iperico, si ballava e si gettavano tra le fiamme rametti della pianta per propiziare un buon raccolto e proteggere il bestiame da malefici e malattie. Una volta spenti i fuochi, le ghirlande venivano lanciate sui tetti per proteggere le case dal fulmine, dagli incendi e dalla stregoneria.

I soldati ne spalmavano la linfa rossastra sulle canne dei fucili per assicurarsi una mira infallibile. Allo stesso tempo i cavalieri erano ammessi ai tornei soltanto dopo aver giurato di non portare con sé l'erba di san Giovanni, che avrebbe dato loro un vantaggio sleale.



lunedì 26 maggio 2014

"Formaggio" vegetale a base di anacardi (vegan)





Pero'.... che coraggio! Nei primi timidi post di 1 anno fa scrivevo su come fare il formaggio in casa (lo faccio ancora eh! stracchino, primosale e caciotte varie più o meno stagionate...), anzi inizialmente lo scopo del blog era proprio quello di condividere le mie esperienze di caseificazione casalinga. Considerato che fare il formaggio in casa è molto più semplice di quello che si creda pensavo che con la crisi che c'era e che c'è a qualcuno avrebbe fatto comodo sapere come si fa.

Di certo non avrei immaginato che poi un giorno avrei fatto pure un cosiddetto formaggio vegano. Già il termine formaggio vegano mi innervosisce, sembra quasi una bestemmia per una che adora il formaggio come me!

Però è anche vero che se una persona per qualche motivo (il mio è la dieta dimagrante!) deve evitare i prodotti caseari queste alternative di origine vegetale possono aiutare a risolvere alcuni problemi pratici: come si fa a fare la pizza margherita senza mozzarella, il pesto genovese senza parmigiano o semplicemente un toast senza le sottilette? Anche se il formaggio vegano non ha nulla in comune con il formaggio per quanto riguarda gusto, consistenza e valori nutrizionali ci consente però di sostituirlo e di continuare a cucinare così come siamo abituati senza stravolgere più di tanto le nostre preparazioni. Inoltre ha molte meno calorie del formaggio perché, almeno in questo caso, è fatto prevalentemente di acqua e può essere d'aiuto, come accennavo prima, a chi deve tenere sotto controllo il peso.

Il problema che invece il formaggio vegano non può risolvere (almeno per me!) è quello psicologico legato all'astinenza da formaggio! Tutti noi abbiamo qualche alimento che mangiamo non solo perché è buono, ma anche perché ci procura una sensazione di benessere a livello fisico e psicologico. Per me è il formaggio (non si era capito!), per altri è la cioccolata, per altri la pizza....

Questa sensazione di benessere non è un'allucinazione, alcuni alimenti sono realmente in grado di influire sul livello cerebrale di serotonina, un neurotrasmettitore noto anche come "ormone del buon umore". Bassi livelli di serotonina provocano depressione, ansia, irritabilità, insonnia, fame nervosa .... per semplificare si può dire che la serotonina è un calmante naturale prodotto dal nostro cervello la cui produzione è influenzata anche dall'assunzione di alcuni cibi.

Avete mai avuto quei momenti in cui vi abbuffate senza controllo di qualche cibo in particolare? Io si!! Quando questo succede, ad esempio nei momenti di stress, durante la sindrome premestruale o quando semplicemente ci sentiamo giù di tono è probabile che il nostro organismo sia carente di serotonina e che istintivamente vada alla ricerca di quelle sostanze in grado di aumentarne il livello.

Quali sono i cibi che aumentano la produzione di serotonina? Scommetto che alcuni vi risulteranno familiari: i carboidrati (pane,pasta,dolci,biscotti,zucchero...), i latticini (ma và!), il cioccolato (chi l'avrebbe detto!), la soia, frutta secca e semi.........  Ecco, quando si dice che alcuni cibi danno dipendenza, quando dobbiamo fare sforzi sovrumani per eliminarli dalla nostra dieta,  sappiate che c'è un fondamento scientifico e non è solo colpa della nostra debole volontà!

Ma passiamo a parlare della ricetta che è meglio!

Per fare questo formaggio vegetale ho utilizzato:

100 g di anacardi (tostati e non salati)
25 g di lievito alimentare in scaglie
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di aglio disidratato
1 pizzico di curcuma
1 pizzico di paprika piccante
2 cucchiai di succo di  limone
70 g di carote
425 ml di acqua
8 g di agar agar in polvere

Mettete nel frullatore gli anacardi, il lievito alimentare, le spezie e il sale e tritate tutto finemente. Spremete il limone e mettete da parte 2 cucchiai di succo.

Mettete l'acqua in una pentola, aggiungete le carote grattugiate finemente e portate ad ebollizione. Lasciate sobbollire per 10 minuti.

Portate di nuovo ad ebollizione a versate l'aga agar. Fate sobbollire per altri 10 minuti.

Versate il contenuto della pentola nel frullatore dove avete macinato gli ingredienti secchi, aggiungete il succo di limone messo da parte e frullate finché non ottenete una crema omogenea.

Versate tutto in uno stampo resistente al calore e fate freddare a temperatura ambiente. Raffreddando il formaggio diventerà solido. Quando  è freddo mettetelo in frigo dove potrete conservarlo fino a 10 giorni.

E' meglio comunque consumarlo entro 5 giorni perché ho notato che tende a perdere sapore con il passare del tempo. Si può eventualmente usare anche sulla pizza perché fonde con il calore. Io l'ho consumato principalmente tagliato a fettine sottili su crostini di pane come si vede nella foto e tagliato a cubetti nelle insalate miste. Il sapore è abbastanza forte grazie al lievito alimentare e alle spezie, se dovessi paragonarlo ad un vero formaggio direi che potrebbe essere un pecorino fresco!

A presto!



mercoledì 21 maggio 2014

Linzer torte integrale (vegan)




La prima volta che assaggiai la Linzer Torte fu durante una vacanza in Austria, precisamente nella zona del Parco naturale del Grossglockner. Alloggiavamo poco distanti dalla famosa strada panoramica in un albergo caratteristico, genere casetta di Hansel e Gretel, con i pavimenti in legno che cigolavano al nostro passaggio, teste di cervi imbalsamate alle pareti (oibò!), marmotte e volpi imbalsamate sulla mensola del caminetto (oibò), lettone in legno di abete con piumone d'oca (oibò), terrazzino in legno intarsiato con cascata di gerani e petunie colorate.....

La signora dell'albergo preparava diversi dolci favolosi per la colazione tra cui anche la Linzer Torte.
La Linzer Torte che trovavo la mattina al buffet era fatta con farina integrale invece che con farina bianca come prevede la ricetta originale, a quel tempo non sapevo che questa era una licenza creativa della cuoca per cui per anni ho creduto che quella grande crostata dalla pasta frolla scura, molto speziata e guarnita con marmellata di frutti di bosco e lamelle di mandorle, fosse la Linzer Torte della tradizione. Anzi, per me il nome Linzer Torte era diventato sinonimo di dolce fatto con farina integrale!

La Linzer Torte è un classico della tradizione dolciaria austriaca, non si conosce con esattezza l'anno in cui è stata inventa nè l'autore , quello che è certo è che proviene dalla città di Linz da cui prende il nome e che la sua origine è molto antica, basti pensare che nella Stadt- und Landesbibliothek di Vienna è conservata una ricetta di questo dolce risalente al 1696.

L'aspetto è molto simile a quello della nostre crostate, una base di pasta frolla, uno strato di marmellata e un reticolo decorativo di pasta frolla, in questo caso particolarmente fitto. A differenza delle normali crostate la pasta frolla della Linzer Torte  è arricchita di frutta secca tritata, in genere mandorle o nocciole e da spezie come cannella e chiodi di garofano.

Per fare questa Linzer Torte in versione vegana mi sono basata sulla ricetta tradizionale e sul ricordo dei mio primo assaggio, ho sostituito parte della farina bianca con farina di grano saraceno e farina di frumento integrale e ho eliminato burro e uova sostituendoli con olio e semi di lino.

Occorrente

1 stampo da crostata di 28 cm

120 g di farina di grano saraceno
80 g di farina di frumento integrale
140 g di farina 00
80 g di farina di nocciole (nocciole tostate tritate molto finemente)
6 cucchiai di zucchero di canna integrale
5 cucchiai di olio di semi di girasole
2 g di cannella in polvere (poco meno di 1 cucchiaino raso)
un pizzico di chiodi di garofano in polvere
1 cucchiaino e mezzo di bicarbonato di sodio
750 g di marmellata di fragole (65% frutta)
20 g di semi di lino + 160 g di acqua calda


Ho ammollato i semi di lino nell'acqua calda per 10 minuti. Poi ho frullato tutto con il frullatore a immersione finché ho ottenuto una pappa gelatinosa che ho usato per legare l'impasto al posto delle uova.

Ho mescolato in una ciotola tutti gli ingredienti in polvere, ho fatto la fontana nel centro e ho aggiunto l'olio e la pappa di semi di lino. Ho mescolato bene e ho lavorato l'impasto con le mani per qualche minuto. Poi l'ho avvolto nella pellicola e l'ho lasciato riposare in frigo per 1 ora.

Prima di stendere l'impasto l'ho pesato e ho messo da  parte poco più del 10% che mi è servito per creare le strisce decorative.

Ho oliato lo stampo, ho sistemato la pasta frolla, ho aggiunto la marmellata e le strisce di pasta  stese piuttosto fini. Poi ho infornato nel forno preriscaldato a 180°, per i tempi di cottura regolatevi in base alle caratteristiche del vostro forno, nel mio, che è un po' particolare e non fa testo, era pronta già dopo 20 minuti.

Suggerimenti: se ce la fate lasciatela riposare per un giorno e diventerà ancora più buona!

A presto!




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...